TOMOKO NAGAO
(Nagoya, 1976) lives and works in Milan since 2006.
She bone in Nagoya, graduated from Saga art college in Kyoto and Bsemi Schooling System in Yokohama, then moved to London in 2000 and graduated from Chelsea College Art & Design, MA Fine Art in 2003.
She made her debut in 1998 with a solo exhibition at Yuraku-Bashi Gallery in TCVo. In 1999 she won the Canon Price in Tokyo with a photographic work. Since 2006 in Italy she has dedicated herself to painting and sculpture, starting a neo Pop research based on the contamination between East and West that led her to be selected as a young artist at the international exhibition Botticelli Reimagined organised by the Gemäldegalerie in Berlin and then at the Victoria and Albert Museum in London in 2016.
(Nagoya, 1976), dal 2006 vive e lavora a Milano.
Formatasi a Nagoya e presso la Bsemi Schooling System di Yokohama, nel 2000 si è trasferita a Londra e si è laureata al Chelsea College Art & Design, MA Fine Art nel 2003.
Esordisce nel 1998 con una personale alla Yuraku-Bashi Gallery di Tokyo. Nel 1999 vince il Canon Price a Tokyo con un lavoro fotografico. Dal 2006 in Italia si dedica alla pittura e alla scultura avviando una ricerca neo-Pop che l’ha portata ad essere selezionata come giovane artista all’esposizione internazionale Botticelli Reimagined organizzata dalla Gemäldegalerie di Berlino e poi al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2016. Dal 2018 al 2024 espone in numerose mostre personali e collettive a Milano e a Taiwan ( nel 2024 Kawaii Art History-Tomoko Nagao’s first exhibition in Taiwan, cycc, Taoyuan). A Taipei nel 2024 ha realizzato un`opera di public art: un grande pavimento in ghisa colorata per il “Taipei Dome” . Tra le principali opere destinate al contesto urbano si citano le monumentali sculture create per la Galleria Alberto Sordi a Roma, il gonfiabile immaginato come installazione temporanea presso il Franciacorta Village nel 2018.
L’arte di Tomoko Nagao si esprime in un linguaggio immediato , risultando ai più come un motivo orecchiabile, apparentemente facile, un’ immersione in un mondo colorato di icone. Ma questa semplicità è il risultato di un percorso di ricerca complesso, ambiguo.
Dopo aver attraversato, negli anni della sua formazione, i linguaggi in voga nell’arte degli anni novanta, nel pieno della new-wave anglosassone, a partire dal 2008 Tomoko ha sentito come ambito di ricerca più vicino alla sua sensibilità il contesto giapponese del Micro-Pop derivante dalla rivoluzione di Takashi Murakami e Yoshitomo Nara. Tra gli anni novanta e duemila, questi artisti hanno rifiutato la dominante tradizione Mono-Ha, recuperando un’inesauribile repertorio di figure basate sull’ eredità antichissima del Manga.
Tomoko ha un approccio propenso alla contaminazione dei linguaggi, ed elabora dei dispositivi a lettura stratificata, solo apparentemente banali.
A un primo livello si nota la contaminazione della tradizione giapponese delle Anime con i miti della cultura occidentale: da Caravaggio a Leonardo da Vinci, da Botticelli a Tiziano, a Velasquez, dalla scuola di Fontainebleau a Delacroix, a Jan Brueghel “il vecchio”. Nella rilettura dei classici da parte dell’artista stridono le icone del mondo contemporaneo dei brand più famosi, introdotte con gusto tra l’ironia e la satira. A questo ambito Pop, tra suggestioni metropolitane e ironico ribaltamento degli stereotipi legati alla comunicazione, appartengono anche i suoi celebri interventi di street art a Milano.
Un secondo piano interpretativo riguarda la scelta dei soggetti della tradizione figurativa occidentale che Tomoko vaglia accuratamente: ricorrono figure femminili sottilmente erotiche o miti della bellezza occidentale, Veneri tradotte nell’estetica kawaii (carino in giapponese). Sono spesso figure che l’artista riabilita come icone eroiche di una femminilità soggetta alla violenza stereotipata della cultura dell’occhio maschile, da cui intendono una volta per tutte liberarsi e irrompere come protagoniste. Ne consegue un’ ulteriore e più intima simbologia autoreferenziale, spesso nascosta, riferita alla propria esperienza di donna artista nel mondo dell’arte, estesa alla condizione femminile giapponese contemporanea, costretta a celare il dramma più sofferto dietro un’icona felice e spensierata.
Il tema della precarietà della bellezza e della vacuità dei valori, evidente nella Vanitas, diviene una denuncia nei confronti di una società coinvolta in una frenetica rincorsa all’inutile, attraverso i social network e l’iperattività autoreferenziale conclamata nei selfie, in una sorta di continua allegoria del mondo globalizzato, sebbene interpretato con eleganza leggera, con delicata ironia.
Un tema recente, infine, riguarda il rapporto con gli elementi naturali che Tomoko ha sviluppato in una serie di acquerelli su carta con uno stile meno astratto e più narrativo, dalle linee fluide e festose. La figura femminile è sovente una presenza fantasmatica in simbiosi con l’elemento dell’acqua, del fuoco ( la donna-vulcano) ,della terra( la radice o il bulbo come piccole presenze animate). La metamorfosi tra esseri viventi ed elementi vegetali o animali è un tema caro alla tradizione classica occidentale, mitologica, e insieme un motivo di contatto con la tradizione animista della religione shintoista giapponese.